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OverRider: Recensione, Gameplay Trailer e Screenshot

OverRider è un action game in 2D che si distingue per la sua ambientazione cyberpunk decadente, una città futuristica chiamata Yayoi City, dove tecnologia, crimine e disperazione convivono in perfetto equilibrio. A metà tra un beat’em up e un’avventura narrativa, il gioco ci mette nei panni di una protagonista tanto affascinante quanto enigmatica: una dottoressa con un passato tormentato che, di giorno, gestisce una clinica chirurgica clandestina e, di notte, si trasforma in una spietata cacciatrice di corpi.

La meccanica centrale ruota attorno alla possibilità di prendere il controllo dei corpi nemici durante i combattimenti. Questa idea, già intrigante di per sé, si arricchisce con la possibilità di eseguire operazioni chirurgiche sui corpi catturati per impiantarvi modifiche biomeccaniche. Questo introduce elementi di gestione strategica e costruzione del personaggio, che si sommano all’azione frenetica tipica del genere.

Il combat system è veloce, reattivo, ma con una curva di difficoltà piuttosto ripida: nonostante l’impostazione bidimensionale, ogni scontro richiede tempismo, precisione e consapevolezza dello spazio. Le animazioni sono ben realizzate, la pixel art è dettagliata e stilisticamente coerente con l’atmosfera noir del mondo di gioco. Yayoi City è viva, sporca, piena di NPC e missioni secondarie che contribuiscono a renderla credibile e affascinante.

Narrativamente, OverRider propone una storia intrigante, che si svela lentamente e lascia spazio a tematiche mature: l’identità, la sopravvivenza, l’etica nella medicina cibernetica. Il tutto è raccontato con dialoghi ben scritti, spesso punteggiati da riflessioni interiori della protagonista, che riescono a creare un legame empatico con il giocatore.

Il lato chirurgico del gameplay, che consente di potenziare i propri “ospiti” con impianti unici, rappresenta un’interessante deviazione dal classico potenziamento del personaggio. Invece di evolvere solo la protagonista, si lavora su corpi intercambiabili, ciascuno con i propri limiti e possibilità. Questo sistema, però, può risultare inizialmente poco intuitivo e potrebbe disorientare i giocatori meno abituati a dinamiche complesse.

Dal punto di vista tecnico, il gioco gira in modo fluido e presenta una colonna sonora elettronica d’atmosfera, capace di sottolineare perfettamente sia i momenti di tensione sia quelli di introspezione. L’interfaccia, invece, potrebbe beneficiare di qualche miglioramento, specialmente durante le fasi chirurgiche, dove la leggibilità è fondamentale.

Tra i difetti, va segnalata una certa ripetitività nelle missioni secondarie e nei pattern dei nemici. Inoltre, alcuni utenti hanno evidenziato che il sistema di progressione può diventare frustrante se non si padroneggia a fondo la gestione degli impianti e la scelta dei corpi da usare.

OverRider è un titolo coraggioso, che mescola generi e idee in modo originale. Non è un gioco per tutti: richiede pazienza, voglia di sperimentare e capacità di adattarsi a un sistema non convenzionale. Ma per chi cerca un’esperienza diversa, profonda e artisticamente ispirata, può rappresentare una delle sorprese indie dell’anno.

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