Esistono giochi che divertono, giochi che emozionano e giochi che sfidano. Arrest of a Stone Buddha di Yeo appartiene a una categoria diversa: è un’esperienza volutamente scomoda, un gioco che si rifiuta di offrire conforto o soddisfazione immediata. Attraverso una combinazione di gunplay spietato e momenti di vuoto esistenziale, il titolo crea un’atmosfera alienante e affascinante, che potrebbe respingere molti ma incantare chi è disposto ad accettarne la filosofia.
L’elemento centrale del gameplay è costituito dalle sequenze d’azione: impersoniamo un sicario freddo e letale, capace di abbattere nemici con una precisione chirurgica. I combattimenti sono frenetici ma stranamente meccanici, privi del senso di potenza tipico degli sparatutto. Ogni scontro è una questione di sopravvivenza, non di spettacolo: per eliminare le ondate di nemici che ci separano dalla fuga, è essenziale rubare le armi dei caduti e calcolare ogni sparo. Il sistema non premia la distruzione indiscriminata, ma l’efficienza e la freddezza.
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Il risultato è un gameplay che, pur essendo dinamico, trasmette un senso di fatica, come se uccidere fosse solo un altro giorno in ufficio. Se l’azione è tesa e metodica, la fase di esplorazione è il suo opposto: vaghiamo in una ricostruzione minimalista della Parigi degli anni ’70, apparentemente liberi di fare qualsiasi cosa, ma in realtà intrappolati in un’apatia strisciante. Possiamo andare al cinema, bere qualcosa, osservare il panorama, ma nessuna di queste attività ha un vero impatto. Non guadagniamo denaro, non miglioriamo abilità, non cambiamo il corso della storia.
Questa vuotezza è intenzionale: il protagonista non è un uomo con un destino da compiere, ma un individuo schiacciato dall’assurdità della sua esistenza. Dal punto di vista visivo, il gioco adotta uno stile pixel-art essenziale ma evocativo. Le ambientazioni sono curate nei dettagli, con una tavolozza di colori che trasmette una costante malinconia. Il sonoro è ridotto all’osso, con lunghi momenti di silenzio interrotti solo dai rumori della città o dagli spari durante le missioni. La colonna sonora, quando presente, enfatizza la sensazione di isolamento, rendendo ogni momento ancora più intenso.
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Arrest of a Stone Buddha non è un titolo per tutti. Il suo ritmo lento, la ripetitività delle attività e la mancanza di un chiaro scopo potrebbero risultare frustranti per chi cerca un’esperienza più tradizionale. Tuttavia, per chi è disposto ad accettarne la filosofia, il gioco offre qualcosa di raro: un’esplorazione videoludica del senso di alienazione, dell’assenza di significato e della ripetitività della vita. Non è divertente nel senso classico del termine, ma è capace di lasciare un’impronta profonda in chi lo gioca. Se siete in cerca di una fuga dalla realtà, questo non è il gioco per voi. Se invece siete pronti ad affrontare un’esperienza cruda e riflessiva, allora Arrest of a Stone Buddha merita sicuramente la vostra attenzione.
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